Distrazioni
C’è un momento, durante un viaggio, in cui la strada sembra diventare monotona. I chilometri scorrono, il paesaggio cambia lentamente e gli occhi iniziano a pesare. Si abbassa il finestrino, si alza il volume della musica e magari si beve un caffè, convinti che basti poco per recuperare energia. È una scena familiare a moltissimi automobilisti, soprattutto durante i viaggi estivi, i rientri serali e gli spostamenti di lavoro. Eppure, guidare quando si è stanchi è uno dei comportamenti più sottovalutati e pericolosi.

La stanchezza modifica il modo in cui percepiamo la strada

Quando il corpo ha bisogno di dormire, il cervello comincia a ridurre progressivamente il livello di attenzione. Non sempre ce ne accorgiamo subito. Possiamo continuare a mantenere le mani sul volante e a seguire la carreggiata, ma diventiamo meno reattivi agli eventi esterni.
Un veicolo che frena, un ostacolo improvviso o una curva possono richiedere una risposta rapida. Il conducente stanco, invece, potrebbe impiegare più tempo per riconoscere il pericolo e decidere come comportarsi.
Uno degli aspetti più insidiosi è rappresentato dai cosiddetti colpi di sonno. Si tratta di brevi episodi durante i quali il conducente perde temporaneamente il contatto con ciò che accade intorno. Possono durare pochi secondi, ma sono sufficienti per percorrere decine o addirittura centinaia di metri senza un controllo adeguato del veicolo.
Il problema è che non esiste sempre un segnale evidente che precede il colpo di sonno. A volte ci si rende conto di essere in difficoltà soltanto quando si è già arrivati a una condizione di forte affaticamento.

Il viaggio notturno richiede un’attenzione particolare

Guidare di notte può sembrare una scelta conveniente. Le strade sono spesso meno trafficate, le temperature possono essere più piacevoli e si ha l’impressione di raggiungere prima la destinazione.
Tuttavia, il nostro organismo segue un ritmo biologico che influenza naturalmente il livello di vigilanza. Nelle ore notturne, soprattutto durante la fascia che precede l’alba, la propensione al sonno aumenta. Anche chi ha dormito discretamente potrebbe sperimentare momenti di maggiore stanchezza.
A rendere tutto più complicato contribuisce la monotonia della guida. Percorrere per lungo tempo un’autostrada poco trafficata, con velocità costante e pochi stimoli visivi, può favorire un calo dell’attenzione.
Non bisogna poi dimenticare il cosiddetto debito di sonno. Dormire poco per diverse notti consecutive può accumulare una stanchezza che non viene eliminata semplicemente con una pausa di qualche minuto.

Caffè, musica e finestrini aperti non sono soluzioni

Molti automobilisti utilizzano piccoli trucchi per combattere la sonnolenza. Il caffè è probabilmente il più diffuso, seguito dalla musica ad alto volume e dall’aria fresca proveniente dal finestrino.
Questi accorgimenti possono dare una sensazione temporanea di maggiore attivazione, ma non sostituiscono il sonno. Una bevanda contenente caffeina può ridurre momentaneamente la percezione della stanchezza, senza eliminare il bisogno fisiologico di riposo.
Anche parlare con un passeggero o cambiare continuamente stazione radio può offrire soltanto una distrazione momentanea. Se la sonnolenza è presente, continuare a guidare significa esporsi a un rischio che può aumentare rapidamente.
La scelta più responsabile è fermarsi in un luogo sicuro, interrompere il viaggio e riposare. Se necessario, è preferibile organizzare una sosta più lunga oppure lasciare la guida a una persona riposata e idonea a condurre il veicolo.

Le pause non sono tempo perso

Un errore frequente consiste nel programmare un viaggio considerando soltanto il tempo necessario per percorrere i chilometri. Si calcola l’orario di partenza, si controlla il traffico e si stabilisce quando arrivare, dimenticando che anche il conducente ha bisogno di recuperare energie.
Una pausa ogni due ore circa è una buona abitudine nei viaggi lunghi, da anticipare se compaiono segnali di affaticamento. Scendere dall’auto, camminare qualche minuto, bere acqua e cambiare ambiente può aiutare a interrompere la monotonia.
Prima di partire, inoltre, è opportuno aver dormito a sufficienza. Se si sa di dover affrontare un viaggio impegnativo, può essere utile evitare di programmare la partenza dopo una giornata particolarmente intensa.
Anche il momento del rientro merita attenzione. Dopo una vacanza, una giornata al mare o un evento serale, si potrebbe essere più stanchi di quanto si pensi. La voglia di arrivare a casa può spingere a sottovalutare i segnali del corpo.

Come riconoscere i primi segnali di affaticamento

Sbadigliare frequentemente, avere difficoltà a mantenere gli occhi aperti, perdere il filo dei pensieri e non ricordare gli ultimi chilometri percorsi sono segnali da non ignorare.
Anche piccoli comportamenti possono indicare un problema: correggere continuamente la traiettoria, avvicinarsi troppo ai margini della carreggiata o accorgersi improvvisamente di aver superato un’uscita.
Quando compaiono questi segnali, non bisogna aspettare che la situazione peggiori. La decisione di fermarsi dovrebbe arrivare prima che la sonnolenza diventi intensa.

Il vero viaggio intelligente comincia dal riposo

La cultura della mobilità è spesso legata alla velocità e alla capacità di raggiungere una destinazione nel minor tempo possibile. Ma un viaggio ben organizzato dovrebbe considerare anche le condizioni fisiche di chi guida.
Partire riposati, prevedere soste e rinunciare a guidare quando si è troppo stanchi non sono segni di debolezza o perdita di tempo. Sono comportamenti intelligenti.
La prossima volta che programmi un lungo spostamento, non chiederti soltanto quanto durerà il viaggio. Chiediti anche se sarai sufficientemente riposato per affrontarlo. Perché nessuna destinazione è così importante da giustificare il rischio di addormentarsi al volante.